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Travel

Berlino #4 – Domenica a Berlino

24 marzo 2019 – E’ domenica a Berlino, e il nostro programma dice che il viaggio volge al termine.

Prima di prendere l’aereo però visitiamo l’ex quartiere generale della Gestapo, mangiamo l’ultimo currywurst, scopriamo tristemente che a Berlino la domenica mattina è tutto chiuso, e infine entriamo nel Museo Ebraico, quello famoso, fra le battute della guardia all’entrata, che ci vuole sequestrare lo zaino colmo di barrette Ritter, acquistate al vicino negozio-outlet, che vede nel termoscanner.

Una volta a casa rifletto e penso a cosa mi rimarrà di Berlino. Poi mi rispondo e dico che, anche se forse non traspare da queste poche righe, e da queste poche foto fatte più per una ricerca di presunta forma artistica che per documentare il viaggio in ogni suo aspetto, la città mi è parsa “triste e molto grande”: ampi spazi, strade larghe, un po’ fredda, e non solo climaticamente. Ma comunque affascinante, intrisa di Storia con la S maiuscola, artefice e vittima di un controverso passato, centro di grandi tragedie.
E mi pare che, proprio per cancellare questa sensazione, a chi viene da fuori venga offerta un’immagine della città dove il muro e il suo ricordo sono onnipresenti, come fosse una barricata voluta dall’est ormai defunto, che ha spaccato in due la vita degli inconsapevoli ed incolpevoli berlinesi, ora simboleggiante una sorta di vittimismo riparatore.


March 24th, 2019 – It’s Sunday, and our schedule says the trip is coming to an end.

Before taking the plane, however, we visit the former Gestapo headquarters, eat the last currywurst, sadly discover that in Berlin on Sunday morning everything is closed, and finally we enter the Jewish Museum the famous one, among the jokes of the guard at the entrance, who wants to seize the backpack full of chocolate he sees in the thermoscanner.

Once home I think about what I will be left of Berlin. Then I answer myself and say that, even if perhaps it doesn’t appear from these few lines, and from these few photos taken more for a research of presumed artistic form than to document the trip in all its aspects, the city seemed to me “sad and very big”: wide spaces, wide streets, a bit cold, and not only climatically. But nevertheless fascinating, steeped in History with a capital S, creator and victim of a controversial past, the center of great tragedies. And it seems to me that, just to erase this feeling, those who come from outside are offered an image of the city where the wall and its memory are omnipresent, as if it were a barricade wanted by the now deceased East, which has split in two the lives of the unaware and blameless Berliners, now symbolizing a sort of victim reparation.


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